Al sangue

Marco Brizzi

Il lettore non si allarmi, non è questo un invito al conflitto.
È semmai una dedica, alla quale si aggiunge un auspicio.
Il sangue è quello delle idee, delle risorse progettuali e degli sforzi visionari che si disperdono nella città di Firenze. Quanti progettisti ne hanno speso, con scarso o nullo risultato, nella volontà di tenere viva la città alla quale hanno sovente dedicato il loro più grande impegno? Quanti artisti ne hanno prodotto, come conseguenza di un rapporto intimo con i suoi ambienti e con la sua storia? “Sangue! Strano, dovrebbe star dentro”, dice Fielding Mellish, controllando una ferita, in Bananas di Woody Allen. Per quanto sia fisiologico che non tutti i progetti, nemmeno i migliori, trovino un tessuto da irrorare e spazio per realizzarsi, è probabile segno di una patologia il loro sistematico sperpero. E a Firenze, dal sangue versato dai progetti, alle idee morte sopite, a quelle uccise per soffocamento, ce ne sarebbe per un museo criminale da aggiungersi ai vari “musei” della tortura e dell’orrore che proliferano nelle sue strade.
Per fortuna un semestrale, qual è FFF, è meno vicino al compito di occuparsi di fatti di cronaca. Si è così più liberi di evitare alcuni dei luoghi comuni nei quali si compie questo triste rito, che tende a sua volta a risuonare, lento e soporifero, nelle menti dei cittadini producendo una sorta di mantra letale. Una rivista come questa può tentare, invece, di offrire altre testimonianze osservando le idee nel loro insieme, cercando di descrivere la massa critica delle visioni che esse producono a contrasto con le dinamiche e con le esigenze della città. Le sue pagine intendono presentare forme di produzione creativa e di impegno progettuale dedicati a Firenze attraverso una presa diretta con gli stessi autori coinvolti, con le loro riflessioni, attraversando le criticità del loro operare. FFF non è pensata come un catalogo dal quale attingere per trarre occasionali spunti, ma come un provvisorio quadro delle risorse intellettuali che potrebbero delineare alcuni possibili percorsi di un qualificato miglioramento nelle condizioni di vita della città. Tali percorsi, è bene ricordarlo, non sono mai facili né immediati. Richiedono sangue. Ogni progetto, e in particolare il progetto che riguarda la città, non si improvvisa in un giorno. Ha bisogno, per realizzarsi, di uno sguardo ampio, di tempo e di cure. E, se non sopraggiungono condizioni avverse, esso talvolta si compie.
Nello stesso modo, una visione non viene fuori dal nulla, ma è espressione di un’agitazione, di una creatività sorgiva che si sviluppa di fronte a particolari condizioni, talvolta politiche, spesso sociali. Nasce in funzione delle esigenze della comunità, delle sue aspettative, delle sue necessità. Le pagine che seguono non intendono venire a capo di nulla, ma vorrebbero contribuire a promuovere uno scambio di idee, nella speranza di seminare qualcosa di buono nei solchi della sana inquietudine che pervade la città. In tal senso ci piacerebbe che, a partire dagli spunti offerti da FFF, si sviluppassero nello spazio pubblico iniziative, interventi e azioni per dare voce a queste pulsioni e per migliorare la vita di Firenze. A non cogliere il sentimento che esiste e che oggi è palpabile si rischierebbe di sprecare altro sangue prezioso.